Design: l'altra faccia dell'ingegneria
Di Leonardo Servadio | Piattaforma dei lettori | Può 1, 2011
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Al congresso Lift 2010 di Milano, designer, architetti e ingegneri hanno esplorato l'armonizzazione tra funzione tecnica ed estetica negli ascensori, sostenendo che questi ultimi, oltre a servire il trasporto verticale, contribuiscono a plasmare l'identità architettonica. Le presentazioni spaziavano dagli interni policromi del Domuslift di Alberto Salvati, che considerano il colore come materiale, a progetti che trasformano gli ascensori in pilastri visibili o nuclei panoramici all'interno di centri commerciali e cinema. L'installazione trasparente nella Mole Antonelliana di Torino è un esempio di circolazione verticale esperienziale. I relatori hanno anche discusso dell'inserimento di ascensori nei monumenti storici, evidenziando i limiti legali alla permanenza e auspicando soluzioni permanenti compatibili. Facendo riferimento alla città verticale di Sant'Elia, il congresso ha presentato gli ascensori come fonti di comfort, significato e valore progettuale, nonché come primo passo verso una nuova estetica della città verticale.
di Leonardo Servadio
Nel contesto di Lift 2010 a Milano, Italia (ELEVATOR WORLD, marzo 2010), si è tenuto il primo congresso dedicato al dialogo tra gli aspetti tecnologici ed estetici degli ascensori. Gli ascensori hanno acquisito un'importanza primaria nei nuovi progetti architettonici, mentre in Italia è iniziato un dibattito su come aggiungere ascensori nei monumenti antichi.
"Nel mezzo di una tale piazza, sarà una torre, costruita a modo mio". Così scriveva Filarete, il primo grande urbanista del Rinascimento italiano, a metà del XV secolo. Si riferiva alla torre la cui riproduzione (opera di Luca Beltrami alla fine dell'Ottocento, su progetto originale del Filarete) sorge oggi al centro del fronte principale del Castello Sforzesco, edificio che, insieme alla cattedrale , segna il centro gravitazionale di Milano. Sia la torre che la pianta che organizza la parte storica della città sono state progettate proprio dal Filarete.
La ricerca della tensione verticale verso il cielo è implicita in ogni architettura fin dai tempi della palificazione preistorica, e gli edifici più importanti sono stati caratterizzati come più alti degli altri. Così ha ricordato l'architetto Alberto Salvati nel suo intervento di apertura al congresso “L'Assensore... Come?” (“L'ascensore... Come?”), che si è svolto a Lift 2010, esponendo la torre del Castello Sforzesco esposta sulla copertina del libro Trattato di architettura (Trattato di Architettura) del Filarete, recentemente ripubblicato con un significativo apparato critico dalla Di Baio Editore.
Quando si è iniziato a costruire edifici alti, è subito sorta la necessità di uno strumento per superare l'aumento, ha osservato il presidente del congresso e ingegnere Matteo Volpe, vicepresidente di IGV Group SpA ed editore di Ascensori, che ha sponsorizzato il congresso insieme a L'Ascensore (L'ascensore), edito anche da Di Baio Editore.
“Ma oggi siamo qui soddisfatti”, ha proseguito Volpe, “perché gli ascensori sono nati come strumenti tecnici, eppure ora [la necessità] è sempre più evidente di aggiungere ad essi un nuovo aspetto estetico. Lo scopo di questo congresso è trovare una via di armonia e continuità tra gli aspetti tecnici ed estetici”. Salvati ha tenuto la prima presentazione proprio per questo motivo: Salvati ha collaborato con IGV con l'obiettivo di portare il regno illimitato dell'arte all'interno dello spazio limitato della cabina dell'ascensore.
Al Salone del Mobile di Milano tenutosi nell'aprile 2010, Salvati e IGV hanno presentato una nuova serie di ascensori Domuslift con opere d'arte policrome ispirate ai disegni dei bambini ed etichettate “Un viaggio in un giardino magico”. L'utilizzo di disegni policromi sulle superfici interne è uno dei possibili ricorsi volti a trasformare l'auto in qualcosa di bello: la chiave, ha spiegato Salvati, “non risiede nella ricerca di risposte orientate al mercato, ma nella ricerca di una soluzione che armonizzi l'essere umano l'anima e la sensibilità con la funzionalità tecnica. . . . I colori non possono essere separati dalla materia. Essi sono materia: come vediamo la pietra o il legno, penso alla materia “rossa” o alla materia “gialla”. E, attraverso queste cose, la cabina dell'ascensore può diventare [una] scatola magica".
L'architetto Marzorati ha seguito con la presentazione di alcuni suoi progetti, dove il rapporto spaziale tra ascensore ed edificio è apparso nel modo più chiaro: questo vale per i centri commerciali, così come per i cinema multipli, dove l'ascensore è diventato l'asse centrale del progetto :
“Una volta gli ascensori erano nascosti, vicino ai pilastri: ora, nei progetti più recenti, gli ascensori sono diventati essi stessi i pilastri dei progetti. In luoghi come il Multicinema Arcadia di Melzo o nei centri commerciali Le Porte Franche di Erbusco (Brescia) o del Sarca, tra Milano e Sesto S. Giovanni, la struttura dell'ascensore è qualcosa come un pilastro trasparente che si erge al centro dello spazio, mediando i diversi livelli e permettendo a chi entra di apprezzare immediatamente la verticalità dell'edificio e permettendo a chi utilizza gli ascensori di avere una vista panoramica tutt'intorno.”
Si tratta di un nuovo concetto di ascensore: non solo un mezzo per superare il dislivello, ma anche uno strumento che permette una nuova “conoscenza” ed “esperienza” dell'edificio. Nel mostrare gli ascensori più importanti pubblicati finora, il tuo autore ha individuato l'ascensore installato nel 2000 al centro della Mole Antonelliana, un'enorme cupola costruita a Torino nel 1863 dall'architetto Antonelli. La Mole, con i suoi 167 metri di altezza alla sommità dell'albero maestro, rimane uno degli edifici più alti d'Italia. Il nuovo ascensore è totalmente trasparente e si erge proprio al centro della struttura, percorrendo quattro cavi d'acciaio per 88 metri, permettendo una visione panoramica delle volte della cupola, oggi museo.
Il tema dell'aggiunta di nuovi ascensori negli edifici storici è stato discusso dall'architetto Francesco P. Chieca dell'Assessorato alla Conservazione dei Beni Culturali di Milano, che ha sottolineato le problematiche nell'inserimento di ascensori in edifici storici come antiche chiese di castelli o musei per l'accessibilità. Chieca ha detto:
“Le leggi attuali impongono che gli ascensori siano posizionati in modo tale da essere totalmente smontabili, come opere provvisorie. . . ma sarebbe importante discutere a fondo su come trovare un modo per costruire strutture permanenti di nuova progettazione che siano realmente compatibili con gli edifici antichi esistenti”.
Architetto e redattore di L'Ascensore Giuseppe Maria Jonghi Lavarini ha inviato un messaggio diffuso da Caterina Parrello a conclusione del congresso che ha fatto riferimento al futurista Sant'Elia, i cui progetti sono stati recentemente pubblicati su L'Ascensore. Nel “Manifesto dell'archtiettura futurista” di Sant'Elia del 1914, c'è una serie di disegni di una “città futuristica”, dove gli ascensori sono inclusi in ad hoc strutture esterne, divenendo così una delle caratteristiche più evidenti degli edifici a più piani, che comprendevano giardini nelle terrazze più alte: un concetto di “città verticale” che doveva svilupparsi effettivamente nella seconda metà di quel secolo e ora può essere portato a pieno fruizione.
L'ascensore è sempre più un'occasione che dà un valore aggiunto ai nuovi progetti, non solo in termini di comfort, ma anche in termini di qualità del design: questa è la conclusione del congresso, che vuole essere solo il primo passo verso la ricerca di una nuova estetica degli spazi urbani verticali.